La Medicina Predittiva: quesiti sulla genetica tra scienza, etica, economia e cultura.
La Medicina Predittiva:
quesiti sulla genetica tra scienza, etica, economia e cultura
MARILIA BELLATERRA
Psicologo, Dipartimento Scienza Psichiatriche e Medicina Psicologica,
Università di Roma, "La Sapienza"
Premessa
I progressi della ricerca genetica e lo sviluppo delle biotecnologie costituiscono una delle grandi rivoluzioni di questo secolo (vedi Appendice 1).
Essi hanno cambiato il volto della medicina, mutando il rapporto fra natura e corpo, fra causalità e scelta, libertà e possibilità.
Tramite i test genetici siamo oggi in grado di predire l’insorgenza di malattie che si manifesteranno solo successivamente, alcune delle quali non ancora curabili, altre su cui è già possibile realizzare interventi di ingegneria genetica. Dunque, se la vita è “idealmente” liberabile dalla malattia e dal dolore, il nuovo ramo della medicina, che va sotto il nome di "medicina predittiva", nel parlarci del nostro futuro biologico, ci consente di costruire una sorta di "antidestino".
Stiamo incidendo sull'antropologia profonda del genere umano, sulla percezione del concepimento e della morte, sui sistemi di parentela, sulla costruzione stessa dell'identità, ridisegnando le organizzazioni sociali nel loro insieme. In un contesto così complesso si moltiplicano le richieste di conoscenza dei dati genetici. Li chiedono gli studiosi, per una piena comprensione del genoma umano e la scoperta dei meccanismi all'origine di tante malattie. Li invoca il mondo imprenditoriale, per meglio selezionare le persone. E quello assicurativo. Li esigono gli investigatori e già si avviano grandi banche dati del Dna che fanno impallidire ogni precedente progetto di schedature di massa.
Nuovi interrogativi si affollano alla nostra mente e l'umanità sembra al bivio tra società della conoscenza e società del controllo: chi è "proprietario" dei dati genetici? Grazie alle nuove tecnologie genetiche avremo nuovi ghetti? Si avrà una discriminazione possibile degli individui che presentano una predisposizione a determinate malattie e che qualcuno già definisce i "nuovi paria del terzo millennio"? Come si risolveranno i mille conflitti tra riservatezza e diritto di sapere?
Il disorientamento di fronte alle nuove scoperte e ai dilemmi etici che ci vengono proposti quotidianamente dai media è crescente: la bambina, concepita in provetta, nata talassemica a causa della mescolanza del seme del padre con quello di un donatore malato; l'espianto di organi dal bambino anencefalico; gli esperimenti di clonazione – si tratti del "gene dell'eterna giovinezza”, della pecora Dolly o dell’essere umano – e così via.
E non dobbiamo dimenticare che troppo spesso si presentano i casi più difficili e controversi in maniera scandalistica e irresponsabile nei confronti degli effetti che questa pubblicizzazione della sfera più personale e privata può avere sulla vita delle diverse persone coinvolte.
Un confronto serio sullo stato della ricerca è dunque indispensabile anche per meglio mettere a fuoco gli interrogativi di natura più filosofica ed etica sui criteri del lecito e del non lecito, sulla prefigurazione di nuovi diritti "morali" – come il diritto a un patrimonio genetico non manipolato, il diritto al "caso", al non sapere – o sull'adeguatezza o meno dei principi dell'etica tradizionale rispetto ai nuovi dilemmi.
Insomma ci troviamo a confrontarci con possibilità di scelta impensabili fino a pochi anni fa, con soluzioni nuove a problemi dolorosi della vita, come sono tante malattie finora considerate incurabili. Però ci troviamo anche di fronte a problematiche inedite e inquietanti che rimettono in discussione il rapporto con la nostra stessa materialità corporea, con la nostra natura biologica e che cambiano la percezione di noi stessi e delle nostre relazioni con gli altri, costringendoci a ripensare molte categorie cardine del nostro mondo di significati condivisi e di certezze comuni. Ci chiediamo: qual è il rapporto fra la nostra identità genetica e la nostra identità biografica? Qual è il rapporto fra l'io biologico e quella percezione che ognuno ha di sé e che si costruisce lungo l'arco di una vita, anche attraverso le scelte che di volta in volta compiamo? Quanto contano nella vita le nostre caratteristiche genetiche, quanto l'ambiente, quanto il "caso"? Sono domande che rappresentano una delle versioni moderne del problema della libertà individuale e del libero arbitrio. Esse riguardano la preoccupazione per un possibile appiattimento dell'identità biografica degli individui sulla loro identità biologica e si comprende quanto sia delicato il problema e quanto siano pericolose le confusioni che si ingenerano – geneticamente parlando – fra ciò che è certo, ciò che è probabile e ciò che è solo possibile. A questa delicatezza estrema delle tematiche in discussione si intrecciano i problemi connessi alle modalità comunicative più efficaci ed eticamente idonee per una informazione corretta nel campo della consulenza genetica. Quali siano, cioè, i modi e i tempi ottimali a che le informazioni acquisite possano essere correttamente trasmesse a chi di competenza, chiaramente comprese e consapevolmente – o liberamente – utilizzabili.
La consulenza Genetica
Dati recenti indicano che circa il 2-5% dei neonati è affetto da una malattia genetica o da una malformazione congenita.
Anche genitori sani e giovani non sono del tutto esenti da rischi perché, al di là delle malattie ereditarie, è possibile lo sviluppo di patologie fetali dovute ad agenti ambientali.
Sappiamo che il controllo delle malattie genetiche per le quali le terapie sono ancora scarse e poco efficaci è affidato fondamentalmente alla loro prevenzione (informazione, educazione sanitaria, diagnosi prenatale) e che, in questo campo, dobbiamo, innanzi tutto, distinguere tra prevenzione primaria e secondaria.
L'una, realizzata prima del concepimento (valutazione dei genitori e delle loro famiglia, esecuzione di test clinici), ha lo scopo di evitare la trasmissione di un certo patrimonio genetico. L'altra, realizzata dopo il concepimento (esami di screening prenatale) tende a evitare la nascita di un individuo se portatore di gravi patologie o alterazioni metaboliche. Essa prevede, dunque, di prospettare ai genitori le scelte che si dovessero rendere necessarie, sino alla possibilità di un'interruzione selettiva della gravidanza.
Ad oggi, sull'argomento, esiste un pluralismo etico: uno cattolico più restrittivo e uno laico più flessibile.
Da un lato la posizione del Legislatore che, in tema di interruzione volontaria di gravidanza, lascia solo alla madre il diritto di scegliere ed esorta i sanitari a mettere in atto ogni possibile procedura diagnostica al fine di conoscere l'esistenza di un’anomalia fetale.
Dall’altro la posizione cattolica che, sia nei lavori della sacra Congregazione per la Dottrina "Bonus Vita, sia in seno all'Enciclica "Humanae Vitae", sia successivamente a questa, riafferma testualmente: "... si deve infine condannare, come violazione del diritto alla vita nei confronti del nascituro una direttiva o un programma delle autorità civili e sanitarie o di organizzazioni scientifiche che, in qualsiasi modo, favorisse la connessione tra diagnosi prenatale e aborto oppure addirittura inducesse le donne a sottoporsi alla diagnosi prenatale pianificata allo scopo di eliminare i feti affetti o portatori di malformazioni o malattie ereditarie". Dunque, la Diagnosi Prenatale viene considerata dalla Chiesa lecita solo se i metodi impiegati, con il "consenso informato" dei genitori, salvaguardano, comunque, la vita e l'integrità dell'embrione senza contemplare, in dipendenza dei risultati, l'eventualità di interruzione di gravidanza. A tale proposito ricordiamo che di fronte ai rapidi progressi della scienza e della tecnica, con le loro promesse e i loro rischi, l'UNESCO ha voluto affermare che questo ambito richiede regole, proclamando, già nel '97, con una Dichiarazione solenne, l'esigenza di proteggere il genoma umano anche per il bene delle generazioni future, insieme con i diritti e la dignità degli esseri umani, la libertà della ricerca e le esigenze della solidarietà. Tale dichiarazione contiene elementi decisamente significativi: così, tra gli altri, il rifiuto di ogni riduzionismo genetico (art. 2b e 3), l'affermazione della preminenza del rispetto della persona umana sulla ricerca (art. 10), il rifiuto di discriminazioni (art. 6), la confidenzialità dei dati (art. 7), la promozione di comitati etici indipendenti (art. 16), l'impegno degli Stati a promuovere l'educazione alla bioetica e un dibattito aperto anche alle correnti religiose (art. 20 e 21), il rifiuto della clonazione finalizzata alla riproduzione di esseri umani (art. 11), l’incoraggiamento a sviluppare ricerche tendenti a "prevenire" le malattie genetiche (art. 17). La Santa Sede, peraltro, in un'osservazione del 1998 alla Dichiarazione suddetta, sottolinea come la stessa si limiti, intenzionalmente, al genoma umano, non definendo così i titolari dei diritti che essa proclama e non affermando che tali diritti sono di ogni essere umano sin dal momento in cui è individuato da un patrimonio genetico proprio. Si sottolinea come nella Dichiarazione sono, infatti, assenti riferimenti all'embrione e al feto; la questione appare delicata (specie nei primi 6-7 giorni dal concepimento), poiché viene segnalato il rischio di possibili discriminazioni e violazioni della dignità umana (che la stessa Dichiarazione intende, per altro, bandire), in assenza di una protezione esplicita per embrioni umani e esseri umani non nati.
Senza soffermarci, per altro, sui più attuali e accesi dibattiti in merito al possibile brevetto delle scoperte genetiche e alla loro proprietà pubblica o privata.
Come si deve comportare quindi un Operatore? Da un lato giocano le convinzioni morali e personali, ma dall'altro le norme giuridiche, regolate dalla Legge sulla maternità responsabile, che puniscono chi omette, per colpa, una diagnosi possibile.
In particolare la Magistratura si è fatta molto attenta e severa in tema di responsabilità professionale. I provvedimenti disciplinari e le condanne in sede Civile e Penale per omissione o errore nella Diagnosi Prenatale di anomalie congenite sono numerosissimi.
Ultimamente, poi, dal punto di vista giuridico, il quadro diviene ancora più complesso se pensiamo che in taluni casi è stato introdotto in una sentenza pretorile anche il concetto di danno biologico, quel danno legato, cioè, alle peculiari ripercussioni sulla vita di relazione.
È ovvio quindi che anche la sola informazione di un difetto fetale (o il modo in cui è stata posta dall'operatore) può influenzare l'equilibrio psico-affettivo della madre, della coppia o di quanti attorno a essi vivono del problema.
D’altra parte è innegabile che, accanto a molti casi nei quali le problematiche vengono sotto considerate, si assiste sempre più di frequente a veri e propri over-treatment, soprattutto sul piano diagnostico.
Molte problematiche che possono essere altrettanto efficacemente controllate con tecniche non invasive, vengono spesso sovratrattate con grave rischio per il feto e talvolta per la madre, enormi costi e inutili sprechi, specie nella Sanità pubblica.
Il concetto di adeguata condotta diagnostico-terapeutica resta, pertanto, estremamente fluido e spesso soggettivo.
Dunque il termine che nuovamente ritorna è quello di limite, proprio della bioetica e sintetizzabile nel concetto che "non tutto ciò che si può si deve fare".
In tale concetto è contenuto un richiamo diretto alla responsabilità di chi fa ricerca scientifica e di chi ne mette in pratica i risultati.
La richiesta di Consulenza
Le famiglie, di solito, chiedono la consulenza genetica su indicazione del medico di famiglia o dello specialista, ginecologo, pediatra, neuropsichiatra a seconda del caso, ma possono accedere anche autonomamente per informazioni e chiarimenti su problemi specifici.
In entrambi i casi, la maggior parte delle volte, è necessario lottare contro miti e credenze errate che fanno parte di tradizioni popolari ben radicate a proposito della procreazione e della nascita di figli sani. Ad esempio:
- se una malattia non è presente in più componenti della famiglia non è genetica, e viceversa;
- alcune malattie genetiche colpiscono solo i primi figli maschi;
- una malattia congenita è sempre ereditaria;
- per le malattie genetiche non esistono terapie;
- i traumi psichici e fisici della madre durante la gravidanza sono causa di malformazioni;
- se una malattia ha un rischio di ricorrenza di 1/4, dopo la nascita di un figlio affetto il successivo sarà sicuramente sano;
- se in una famiglia sono colpiti solo maschi o solo femmine, significa che la malattia è legata al sesso;
- le malattie ereditarie insorgono solo alla nascita o durante i primi anni di vita.
Per questo motivo, è sempre molto difficile che le informazioni offerte siano comprese sin dal primo incontro.
Anche quando non è strettamente necessario, è quindi preferibile effettuare più di un colloquio per ottenere, sia un numero di notizie sempre più elevato per una migliore definizione dell’anamnesi familiare, sia la certezza che la famiglia abbia compreso ciò che è necessario fare e che abbia coscienza delle responsabilità delle decisioni da prendere.
Dopo i colloqui preliminari per la definizione dell’anamnesi familiare attraverso la costruzione dell’albero genealogico e l’esecuzione degli accertamenti diagnostici del caso, viene definita la consulenza genetica. Essa si esprime con la valutazione dei rischi individuali o riproduttivi e con le informazioni necessarie su quali siano gli interventi possibili.
La consulenza genetica non è rivolta esclusivamente alle coppie definite ad alto rischio ma, come già detto, anche a chi desidera essere informato sulle eventuali precauzioni da utilizzare e su esami preventivi per conoscere lo stato di salute della coppia nel momento riproduttivo. Spesso tale consulenza non si esaurisce con la definizione dei rischi genetici ma tende a superare il momento strettamente clinico-sanitario per entrare nel merito delle problematiche familiari e dei vissuti difficili. Per questo sarebbe opportuno un supporto psicologico, con un esperto in consulenza familiare che sostenga la famiglia nelle decisioni e nelle scelte conseguenti alla consulenza genetica stessa.
Le indicazioni per la richiesta
Con le premesse specificate possiamo, ora, elencare alcune delle principali condizioni che rendono indicata la Consulenza Genetica: - uno o ambedue i genitori presentano una malattia genetica o sono affetti da malattie di sospetta o dimostrata origine genetica, o da malformazioni congenite; - uno o ambedue i genitori hanno un’età avanzata; - i genitori provengono da una zona ad alta frequenza di una determinata malattia ereditaria; - i genitori sono consanguinei; - la coppia presenta sterilità; - la madre riferisce di aborti spontanei e ripetuti; - la madre è stata esposta ad agenti mutageni all’inizio della gestazione; - la madre ha contratto una grave infezione nei primi mesi di gravidanza; - un figlio è affetto da una malattia di sospetta o provata origine genetica, o da una malformazione congenita; - la patologia da monitorizzare è particolarmente grave, tale da giustificare l'interruzione della gravidanza (alterazioni cromosomiche gravi, difetti del tubo neurale che causano importanti problemi a carico del sistema nervoso, malattie metaboliche che provocano alterazioni degenerative del tessuto nervoso);
- il trattamento per le malattie fetali diagnosticabili è assente o insoddisfacente;
- la coppia ritiene accettabile l'ipotesi di interrompere la gravidanza anche in una fase avanzata;
- i test utilizzati sono specifici e di grande affidabilità diagnostica, ovvero col minimo rischio possibile di risultati falsamente positivi per una o più patologie.
Le Fasi della consulenza
Analizzando le differenti situazioni e contesti nei quali la Consulenza genetica ha trovato una realizzazione ottimale è possibile individuare cinque Fasi operative possibili:
1. Incontro con l’Assistente Sociale per il rilevamento di abitudini di vita, fattori socio-economici e fattori psicologici.
2. Incontro con il Genetista per la consulenza genetica prezigotica. Tale fase prevede: elaborazione dell’albero genealogico; distribuzione della patologia ereditaria; diagnosi; prognosi del rischio individuale e riproduttivo; esami di laboratorio specialistici; determinazione del cariotipo; indagini molecolari.
3. Consulenze specialistiche in relazione alla patologia.
4. Consulenza psicologica, volta ad approfondire le motivazioni delle persone e sostenerle in relazione agli eventi
5. Formulazione della prognosi da parte del Genetista e consiglio sugli interventi possibili per la riduzione del rischio.
E' opportuno, per quanto concerne in particolare la fase 2, ricordare che l'introduzione di diversi e raffinati metodi analitici permette oggi di eseguire la stessa analisi su diversi campioni biologici. La scelta della procedura più opportuna deve quindi seguire criteri logici rispondenti ad alcune linee guida, che hanno assunto il valore di vere e proprie leggi: - la metodica di prima scelta è quella che fornisce il materiale biologico più affidabile per la diagnosi di laboratorio necessaria; - a parità di affidabilità si opterà per la metodica la meno rischiosa; - a rischio sovrapponibile si sceglierà la procedura capace di fornire più precocemente il risultato atteso. In termini schematici, dunque, le metodiche andranno scelte con il seguente criterio: per prima la più affidabile, poi la meno rischiosa quindi la più rapida. Inoltre, per quanto concerne, in particolare la Diagnosi Prenatale, si evidenzia una logica operativa diffusa basata sul rapporto costi (in termini di rischio) benefici (come possibilità diagnostica). Pertanto ogni procedura andrà compiuta solo se vi sono i presupposti razionali per i quali convenga esporsi al rischio di eseguirla.
Peraltro giova ricordare che in ogni procedura clinica o diagnostica il concetto di rischio è sempre presente, anche se in misura variabile, stante l'invasività della procedura stessa necessaria per "entrare" fisicamente nel compartimento interessato, al fine di esplorare, manipolare o estrarvi materiale biologico.
Le Terapie possibili
Infine un breve cenno alla terapia, ad oggi, disponibile nelle Malattie Genetiche: Fisiologica, Proteica, Genica. La prima (Terapia Fisiologica) prevede un idoneo regime dietetico per il portatore della malattia (come nel caso della Fenilchetonuria per contrastare l'iperfenilalaninemia ematica). La seconda (Terapia Proteica) prevede la somministrazione della proteina che non può essere prodotta; tale terapia è possibile solo se la proteina deve essere trasportata dal sangue e non se deve essere presente nelle cellule di uno specifico organo (come nel caso della trasfusione per l'emofilia o dell'insulina per il diabete. La terza (Terapia Genica) prevede l’uso di frammenti di DNA per sostituire un gene “difettoso” della cellula con un gene “sano” che ripristina la funzione mancante o alterata che il gene “difettoso” avrebbe dovuto assolvere. Si tratta, ovviamente, di una terapia particolarmente complessa poiché il gene estraneo si deve "esprimere" in modo efficace all’interno dell’organismo ospite; ciò vuol dire che deve essere trasferito all’interno delle cellule bersaglio e che, una volta inserito, deve “resistere” per un tempo sufficiente, durante il quale produrre la quantità di proteina necessaria per rimediare al difetto genetico.
Inoltre il gene "sano" per essere inserito nelle cellule necessita di idonei vettori (virali), ciascuno con proprietà e capacità specifiche: inserimento stabile e possibilità di integrarsi all’interno del cromosoma delle cellule bersaglio (retrovirus); innocuità ma incapacità di trasportare geni di grandi dimensioni (virus adenoassociati), oppure capacità di trasportare geni di grandi dimensioni ma "espressione" limitata nel tempo (adenovirus).
Infine, un ulteriore elemento di complessità è legato alle procedure di trasferimento, a seconda che avvengano con metodi ex vivo (trasferimento del DNA in cellule isolate dall’organismo e cresciute in laboratorio che, solo successivamente, vengono introdotte nel paziente) o metodi in vivo (trasferimento diretto del DNA nelle cellule o tessuti del paziente stesso).
Quale che sia la complessità dell'intervento giova, comunque, ricordare che ogni procedura di Terapia Genica deve, innanzi tutto, essere approvata da appositi comitati a livello locale e nazionale e che, secondo le norme vigenti, essa “non può” essere effettuata su cellule germinali ma esclusivamente su cellule somatiche.
Non di meno esiste nel campo una pluralità di orientamenti.
Dai più restrittivi a quelli che sottolineano i vantaggi, non solo "economici", ma addirittura morali e teologici delle terapie germinali, in quanto alternative all'aborto terapeutico o alla selezione (e scarto) degli embrioni che viene praticata nella procreazione assistita (come recentemente puntualizzato da Mark Siegler direttore del MacLean Centre for Clinical Medical Ethics di Chicago). E nessuno di tali orientamenti può trovare – o proporre – soluzioni "facili" ai molteplici problemi di ordine etico, sociale e legislativo connessi. Per fare un solo esempio, prendiamo la statura: come discriminare tra i casi di nanismo meritevoli di intervento genico e una statura semplicemente "bassa" ma vissuta come handicap? E se interveniamo geneticamente sulla statura, perché non dovremmo agire sulla pigmentazione della pelle, o sulla calvizie? E si apre l'ampio dibattito sulla procreazione assistita che ci fa riflettere, ancora una volta, sul possibile scollamento tra cultura della collettività e traguardi della scienza. E' lecito, ad esempio, il transfert dell'embrione per una coppia che può concepire ma non procreare? La normativa è difforme e il limite tra libera scelta, diritto alla genitorialità e uso – o abuso – di tale diritto è certamente complesso. Specie in situazioni più estreme, come alcune recentemente occorse in differenti paesi, che ci obbligano a riflettere: ad esempio l'estrazione di spermatozoi, a poche ore dal decesso, per effettuare un'inseminazione artificiale post mortem; gli embrioni congelati da alcuni anni il cui padre non autorizza l'impianto nell'utero della madre a seguito della decisione sopravvenuta di divorzio da parte della coppia coniugale; l'affidamento di embrioni congelati "senza più famiglia" dopo il divorzio di coloro che hanno fornito il materiale genetico; i casi di pluri-inseminazione da parte di uno stesso "donatore"; i figli postumi e i nonni ad memoriam (che fanno impiantare gli embrioni – ottenuti con ovocita della figlia (morta per leucemia) e sperma di un donatore – nell'utero di una madre surrogata); oppure i figli "senza genitori" (non riconosciuti, cioè, né dai genitori che, avendo "noleggiato" una madre portatrice di un embrione con ovocita e spermatozoi donati, divorziano prima della nascita del figlio, né dalla madre surrogata); fino al recente caso che si è concluso con l'affidamento di due gemelle a una coppia omosessuale della California: l'annuncio della loro nascita ha indotto, infatti, i genitori committenti a rescindere il contratto e il rifiuto della madre portatrice di interrompere la gravidanza ne ha reso possibile l'adozione. Emma e Danielle perciò, concepite con l'apporto di tre diversi "fornitori biologici" nascono tre volte orfane: dei genitori naturali (sconosciuti), della madre "in affitto" (per prassi) e dei genitori legali (che le hanno rifiutate); o ancora i figli di tre genitori (nati, cioè, per la fusione di ovuli di due donne diverse con gli spermatozoi dello stesso uomo); o infine i figli con due madri (una "anziana" che concepisce con i propri ovuli fecondati in vitro e una più "giovane" che, con i propri ovociti, fornisce il materiale nutritivo per "ottimizzarli").
Meglio nessuna legge?
Dunque se l'ottimizzazione degli ovociti garantisce figli sani e non nuoce a nessuno perché non approfittarne? Se un giorno operando sul genoma umano si potessero rimuovere determinati geni che predispongono al cancro, o all'Aids, o alla Tbc, dovremmo parlare di "genocidio" o dell'indiscutibile raggiungimento di un traguardo? Forse il senso etico richiesto per affrontare le infinite e multiformi questioni sollevate dalla procreatica, dall'ingegneria genetica dalla medicina predittiva e dalle biotecnologie che ci accompagnano alle soglie del terzo Millennio, dovrebbe sostanziarsi in una morale minima, ma trasversale, elastica e concreta. Una moralità laica, fondata sul concetto di persona, adatta a una società intesa come spazio aperto della convivenza e del pluralismo. Questo almeno è quanto sottolinea T.Engelhardt del Center for Medical Ethics del Baylor College di Huston. Perché persone con differenti opinioni, tra di loro "stranieri morali", possono benissimo incontrarsi per negoziare e concludere accordi. E perché, nonostante le differenze, resta la possibilità della coerenza che affonda le proprie radici nella libertà individuale e in uno spazio etico che non è assimilabile al semplice controllo sociale. Altre posizioni appaiono più caute, specie in riferimento agli organismi geneticamente modificati (OMG). E la cautela nasce dal dato di fatto che, ad oggi, sono quasi del tutto sconosciuti e incontrollabili sia gli effetti di una modifica genetica, sia quelli dell'introduzione nell'ambiente dell'organismo modificato. E' recente il caso esemplificativo sollevato dalla scoperta italiana (da parte del ricercatore B.Ensoli) di un possibile vaccino per l'AIDS che utilizza la proteina virale Tat. Da una parte si pone il ricercatore e l'attivazione delle numerose case farmaceutiche potenzialmente interessate alla produzione su vasta scala della proteina per poterlo sperimentare (Sigma Tau, Novartis, SmitKline, Glaxo-Wellcome, Dompè); dall'altra la drastica posizione assunta dal virologo americano R.Gallo (direttore dell'istituto di Virologia Umana dell'Università di Baltimora) il quale ne esclude l'uso sugli esseri umani a causa della tossicità riscontrata nelle sperimentazioni su animali; tossicità contestata, per altro, dagli sperimentatori italiani a seguito dei risultati ottenuti sul campione utilizzato per la ricerca (35 scimmie). Ancora una volta la tematica si presenta complessa e trasversale. Molteplici sono gli ambiti coinvolti e i livelli interessati: scientifici ed economici, oltre che etici e applicativi. Proprio per tali considerazioni J.Rifkin, presidente della Foundation and Economy Trends di Washington ritiene indispensabile una moratoria al rilascio deliberato di OMG e al blocco di ogni forma di brevettazione di tali organismi. Con particolare riferimento a organismi transgenici, animali brevettati e riproduzione umana. Visto che con i nuovi strumenti della biologia, la manipolazione del DNA, la fusione cellulare e altre sofisticate tecnologie si può prelevare l'informazione genetica di qualunque specie e ricollocarla all'interno del codice genetico di altre specie, non dovremmo essere cauti all'idea possibile di creare una "seconda genesi", di rifare l'evoluzione, di diventare gli architetti di un nuovo futuro? Rifkin – già definito dai suoi oppositori "bioapocalittico” – mette in guardia dall'utilizzo delle biotecnologie applicate agli esseri umani. Quando i genitori potranno avere la mappa del loro intero codice genetico (e sapere dunque come sarà il loro bambino) dov'è che si potrà tracciare il limite tra prevenzione, progettazione prima del concepimento e civiltà eugenico-commerciale pronta a costruire la progenie sulla base di una specie standard e sul "controllo di qualità"? Cosa sarà del bambino che potrà "non gradire" il programma genetico impostato per lui dal genitori? E di quello concepito con l'antico procedimento sessuale, non progettato, figlio del caso, già oggi chiamato "non valido"? Nel caso non rientrasse nello standard culturale accettato, nel caso nascesse disabile, quale potrebbe essere la tolleranza sociale verso questo bambino? Come tamponare i possibili e gravissimi rischi della discriminazione basata sulla genotipizzazione delle persone? E della cultura eugenetica? Ma il gene, in verità, non è onnipotente ma "pletropico": interagisce con il contesto, subisce mutazioni con il cambio di ambiente, fa produrre alla cellula proteine che non sempre sono uguali e, dunque, non racconta mai la storia completa di un essere umano. La predisposizione genetica per una malattia non implica, necessariamente, il doverla contrarre e, anche nel caso, il non poterla tenere sotto controllo. L'ipotesi è che la battaglia per i diritti genetici possa dominare sulla politica della prossima generazione e in maniera tanto forte quanto le battaglie per i diritti civili e per i diritti umani degli ultimi 50 anni. In alternativa Rifkin propone una linea meno drastica: non essere solo architetti della "seconda Genesi", ma collaboratori attenti e cauti amministratori con l'obiettivo di capire meglio come i geni interagiscono con l'ambiente per mantenere la buona salute delle persone e studiare nuovi farmaci adatti non solo alle malattie, ma alle differenti caratteristiche genetiche di ciascuna persona.
Conclusioni …?
Trovare una posizione ragionevole sembra dunque difficile in questo terreno di frontiera dove si scontrano la positiva razionalità dello scienziato con i dubbi, talvolta ipercritici, del filosofo e dell'umanista, oltre che con i vincoli dell'etica, sia laica che religiosa. Il campo risulta poi ancora più complesso se si considerano i diversi orientamenti legislativi propri di ogni Paese e quelli tra i differenti organismi all’interno di ogni Paese. Ad esempio, se tribunale Civile e Giudice da un lato, Procura della repubblica e Ordine dei medici dall’altro, hanno difformi posizioni, come occorso, nel nostro Paese, in un recente caso di utero “in prestito”, il transfert dell’embrione, avrebbe risposto davvero solo a scelte di ordine etico? Nelle more, i genitori – non potendosi più dilatare i tempi dell'attesa per gli embrioni crioconservati – hanno "risolto" drasticamente il problema aggirandolo: l'impianto avverrà, cioè, in uno dei Paesi europei (Svizzera, Inghilterra, Russia) dove è già previsto per legge. Analogamente, se negli USA è ammesso lo sfruttamento commerciale della clonazione a fini terapeutici, al contrario di altre nazioni, non si è già creato un nuovo privilegio – su base economica – per chi potrà comunque, cambiando Paese, raggiungere il proprio obiettivo? E l’aspetto economico stimola un’ultima riflessione. Ciò che condiziona le scelte di indirizzo per il “possesso” delle scoperte scientifiche è veramente solo il rigore etico e la neutralità della scienza? Celera Genomics, la più ricca e aggressiva tra le “biotech corporation” raccoglie i “messia” della futura umanità transgenica e vulnerabile, come amano definirsi i suoi membri, o i profittatori della nostra comune eredità genetica, come li hanno chiamati B.Clinton e T.Blair, sconvolgendo il Nasdaq (con una perdita di 80 miliardi di lire in un solo giorno)? L’atlante genetico completo dell’uomo, il “genoma” che sta per essere tracciato, deve essere aperto a tutti, come chiedono i ricercatori pubblici dell’Istituto Nazionale della Salute di Washington, o sarà possibile fissare per brevetto le scoperte genetiche sulla vita? Nella già citata Dichiarazione Universale sul Genoma Umano e i Diritti dell'Uomo dell'Unesco si dice che "il genoma umano nel suo stato naturale non può costituire oggetto di profitto economico (art. 4) e che deve essere promosso il "libero scambio delle conoscenze e delle informazioni scientifiche (art. 19). Questi principi, tuttavia, rischiano di essere travolti da una realtà nella quale la stessa conoscenza dei dati naturali – patrimonio comune dell'umanità – necessita di grandi investimenti cui deve necessariamente seguire una remunerazione. Questa ragione economica può travolgere la consolidata distinzione tra scoperte e invenzioni, ostacolare la ricerca di una intera comunità scientifica o trasformare il genoma in una merce tra le altre? Gli investimenti ingenti per ottenere il sequenziamento completo del DNA di un essere umano saranno resi possibili con il merito dell’industria o con quello dell’apparato accademico internazionale. E visto che mettere in sequenza il genoma umano è solo il primo pilastro che spalanca la strada ai “genauti” di tutto il mondo – per completare prima e per annotarepoi il Genoma – la concorrenza tra le Società private, alimentata dalle loro immense capitalizzazioni di Borsa, sarà furiosa. Quando – probabilmente entro il 2003 – i biologi saranno in grado, forti della mappa dei geni umani, di predisporre la nostra “carta genetica” individuale, chi controllerà questa carta? Noi, l’assicuratore, il datore di lavoro, lo Stato? Nella confusione di interessi e di emozioni, di scienza, politica e bioetica che suscita il cammino verso l’albero della nostra vita, la domanda chiave resta quella che noi, esseri umani, ci poniamo: quali effetti tutto ciò avrà sulla nostra vita e su quella delle future generazioni? Nuove opportunità ci attendono, o forse nuovi ghetti. Possiamo solo augurarci che nel progredire inarrestabile e legittimo della scienza, nella complessità del nuovo futuro – e del nostro presente – il senso del limite e la responsabilità sociale possano andare sempre insieme con la libertà individuale delle persone.
APPENDICE
1 Principali tappe della Medicina Genetica 1900 K.Landsteiner scopre i gruppi sanguigni. 1915 T.Morgan scopre la funzione dei cromosomi.
1950 Prime tecniche di analisi del liquido amniotico in caso di eritroblastosi fetale.
1952 Esame della cromatina sessuale per la diagnosi di sesso in utero.
1952 O.Bruton descrive un’immunodeficienza primitiva congenita (agammaglobulinemia) e introduce terapia sostitutiva con plasmaderivati (cioè il prodotto genico mancante): la procedura verrà definita INGEGNERIA MOLECOLARE.
1952 J.Watson, F.Crick, R.Franklin, M.Wilkins scoprono la struttura a doppia elica del DNA. 1952 Si conta il numero dei cromosomi umani: 23 coppie.
1958 Studio dell'Anemia Falciforme: causata da un solo aminoacido errato sulle centinaia che compongono l’emoglobina.
1959 Scoperta del cromosoma in più nella sindrome di L.Down.
1960 Studio delle malattie del tubo neurale mediante valutazione dell’alfa-feto proteina.
1962 A Cambridge si rimpiazza il nucleo di una cellula di rana con quello di un'altra rana: l'embrione così ottenuto diviene girino.
1965 Indagini sul cariotipo fetale in utero con amniocentesi.
1966 Primo caso di ricostituzione immunoematologica completa (trapianto di midollo osseo tra fratelli) in un caso di immunodeficienza combinata grave: cioè sostituzione non del prodotto genico ma della cellula che contiene il gene difettoso. La procedura viene definita INGEGNERIA CELLULARE.
1970 F.Potter conia il termine di BIOETICA.
1973 S.Cohen e A.Chang inseriscono il gene di un rospo africano nel DNA di un batterio. Tecnica del DNA ricombinante: cioè l’inserimento di geni umani nei cromosomi di animali da laboratorio per poterli replicare e ottenere in forma sintetica grandi quantità delle proteine da questi prodotte. Enzimi di Restrizione: che tagliano il DNA e consentono di impiantarvi altri geni: operazione di ingegneria genetica su di un batterio: il segmento di DNA viene inserito nella cellula (genoma) dall’organismo che si intende modificare (pianta, batterio, animale); il gene esogeno viene incorporato nel DNA dell’ospite che, da quel momento, inizierà a produrre la proteina desiderata.
1973 In Francia viene istituito il primo Centro per lo Studio e la Conservazione dello sperma umano (CECOS)
1975 Valutazione, tramite tecniche di bandeggio, di anomalie minori dei cromosomi quali dilazioni, traslocazioni, inversioni.
1976 Nasce a San Francisco la “Genentech”, prima industria biotecnologica a quotarsi in Borsa. 1978 Con operazioni di ingegneria genetica si produce somatostatina umana. 1978 A Londra nasce Louise Brown, la prima bambina in provetta.
1978 Scienziati della “Genentech” e del centro medico di Duarte clonano il gene per l’insulina umana.
1978 Si diffonde negli USA l’interesse per la bioetica e viene pubblicata la prima “Encyclopedia of Bioethics”. 1980 Tecniche di analisi molecolare.
1980 Produzione di insulina umana da parte di batteri geneticamente modificati: l’insulina umana transgenica è il primo farmaco biotecnologico sul mercato.
1980 M.Cline crea un topo transgenico trasferendo geni da un animale all’altro. E inserisce nel midollo osseo di due malati di talassemia geni manipolati di emoglobina per correggere il difetto genico.
1981 Primo test genetico per la diagnosi dell’anemia falciforme nell’adulto e nell’embrione (diagnosi prenatale).
1982 Approvazione per il mercato americano della prima insulina umana sintetica (ottenuta con la tecnica del DNA ricombinante), più efficace e sicura di quella estratta dai maiali.
1983 Clonazione di uno o più geni (il primo gene clonato è l’oncogene del carcinoma della vescica).
1983 Identificazione del virus dell’Aids (HIV1)
1984 Viene assegnato il premio Nobel per la tecnica di produzione Anticorpi Monoclonali. 1985 Viene ideato in Usa il progetto per la mappatura del genoma umano (Human Genome Project), l’intero patrimonio genetico custodito nelle cellule, cioè la sequenza di tre miliardi di basi chimiche di cui sono composti i cromosomi umani. Queste le tappe previste: Sequenziare un Genoma, cioè trovare le basi del DNA, per come sono disposte a formare tutti i geni, almeno in un esemplare di una determinata specie; Completare il Genoma, cioè mettere le basi nell'ordine in cui i geni sono disposti sui cromosomi; Annotare il Genoma, cioè trovare le funzioni dei geni, ovvero le proteine che la loro attività fa produrre alla cellula..
1986 La Food and Drug Administration (FDA) approva il primo vaccino messo a punto con l’ingegneria genetica: il vaccino contro il virus dell’epatite B.
1988 L'Harward University ottiene il primo brevetto per un animale transgenico.
1988 Nell'Università del Wisconsin J.Thomson annuncia di aver isolato cellule staminali da embrioni non utilizzati per la fertilizzazione in vitro
1989 Produzione di Eritropoietina sintetica ottenuta con la tecnica del DNA ricombinante.
1990 Fase della INGEGNERIA GENICA: inserimento della copia genica normale in un soggetto che ha un gene anomalo. A Washington avviene il primo esperimento di TERAPIA GENICA, basato cioè sul trasferimento – grazie a un vettore – di geni sull’uomo. Analogo intervento viene effettuato a Milano (primo in Europa). 1990 In America viene identificato il gene “Age One” trovato nel Caenorhabdyts Elegans, che prolunga la vita del nematode.
1990 In Italia si costituisce un Comitato Nazionale per la Bioetica, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, composto da biologi, filosofi, teologi, ginecologi, giuristi.
1991 TRAPIANTO IN UTERO DI CELLULE: in Usa alcune coppie sono sottoposte al primo test genetico sugli embrioni per selezionare i “più sani” e trapiantarli nell’utero materno, limitando in tal modo il rischio di malattie genetiche.
1993 In Usa viene clonato un embrione umano e fatto sviluppare per alcuni giorni.
1993 L’Accademia Svizzera della scienze mediche pubblica le “DIRETTIVE MEDICO-ETICHE SUGLI ESAMI GENETICI UMANI” definendo le disposizioni da adottare affinché tali esami siano “riservati alle persone che ne hanno realmente bisogno, nel rispetto del loro diritto di sapere o di non sapere (autodeterminazione in materia di informazione) o senza che si faccia un uso abusivo dei risultati di detti esami”. Si sottolinea l’importanza del couselling prima, durante e dopo l’esecuzione dei test, e la qualità dell’informazione data.
1994 Negli USA, Brittany, figlia di genitori portatori del gene che causa il morbo di Tay-Sachs (malattia del sistema nervoso, letale nella prima infanzia), è nata sana a seguito di: fertilizzazione in vitro; analisi del DNA dell’embrione, reinserimento nell’utero della madre solo di embrioni sani. Ad oggi nel mondo sono circa un centinaio bambini nati, dopo diagnosi genetica embrionale, senza difetti genetici per mano dell’uomo. 1994 Una genetista in California riesce a far vivere i suoi moscerini l’equivalente di 150 anni umani, aumentando la frequenza nel genoma di un altro “gerontogene”.
1994 In Italia viene istituito un Registro Nazionale sulla procreazione Medico-assistita (R.N.I.P.M.A.), nato dalla fusione del Registro dell’istituto Superiore di Sanità (ISS) e con quello della Società Italiana di Fertilità e Sterilità (SIFES).
1994 In Italia il Comitato Nazionale per la Bioetica – tenuto conto, in particolare, delle Raccomandazioni del Consiglio d’Europa sull’utilizzo di embrioni e feti umani a fini di ricerca, diagnostici, terapeutici, scientifici, industriali e commerciali – esprime parere in merito ai seguenti punti: medicina e procreazione; tutela dell’embrione umano; maternità surrogata; criteri di accesso alle tecniche di procreazione assistita; donazione del seme; traduzione normativa; diritti dei figli; regolamentazione dei Centri per la procreazione assistita.
1995 Ricercatori americani trapiantano cuori da maiali, geneticamente modificati, in babbuini (con sopravvivenza di alcune ore), realizzando il trapianto tra specie diverse. 1995 Bioterrorismo: la setta terrorista Aum Shinrikyo utilizza gas nervini nella metropolitana di Tokio causando morti e migliaia di feriti (300 gr. di un gas nervino come il Sarin, possono causare fino a 3.000 morti).
1997 All’Istituto Roslin di Edimburgo, ad opera di J.Wilmut, nasce il primo clone creato dall'uomo dal nucleo di una cellula mammaria trasferita in un ovulo: la pecora Dolly. 1997 Nelle Hawai vengono clonate diverse generazioni di topi, partendo da cloni di una cellula adulta.
1997 A Parigi, l’UNESCO proclama, per la prima volta, l’esigenza di proteggere il genoma umano (Dichiarazione Universale sul Genoma Umano e i Diritti dell’Uomo). 1997 Primo trapianto europeo di midollo osseo in utero. Un feto di 5 mesi affetto da una grave malattia genetica (assenza difese immunitarie) ha ricevuto, in utero, il midollo osseo donato dal padre. A termine della gravidanza, le analisi del sangue hanno mostrato normali difese immunitarie nel neonato.
1998 Due équipe di ricercatori coltivano embrioni partendo da cellule indifferenziate totipotenti: primo passo verso la “fabbrica degli organi”.
1998 Scienziati giapponesi clonano otto vitelli partendo da una cellula di mucca.
1998 Scienziati coreani clonano un embrione umano.
1998 Alle Hawai R.Yanagimachi clona il primo topo utilizzando il metodo definito "tecnica di Honolulu". 1998 Bioterrorismo: virus e batteri killer vengono allevati in laboratorio a fini militari, come i germi dell'Antrace trovati in possesso di estremisti nel Nevada (l'Antrace è in grado di provocare fino a 80.000 morti, con soli 30 Kg. di sostanza, contro i 40.000 morti di un attacco nucleare della potenza di 20 chilotoni). 1999 E' attivo in Italia un gruppo di lavoro del Ministero per la Ricerca Scientifica contro il terrorismo biologico.
1999 Identificazione del gene “p66shc”: la cui assenza (e della relativa proteina) prolunga la vita dei topi di laboratorio del 35%, controllando la risposta cellulare allo stress ossidativo.
1999 Mappatura e identificazione di circa il 40% del genoma umano. Si calcola che, entro il 2005 l’intero patrimonio genetico dell’uomo potrebbe essere letto.
1999 Scienziati inglesi, giapponesi e americani decifrano il cromosoma 22: l'intera sequenza dei geni è composta da 34 milioni di lettere.
1999 Un’équipe del Montana ha identificato parte di una proteina indispensabile al virus dell’Aids per infettare le cellule umane.
1999 Si stanno effettuando tentativi di “riparare” in provetta le cellule del sistema immunitario danneggiate dal virus dell’AIDS, per poi trasfonderle nuovamente nel corpo umano.
1999 Sono stati identificati 5 geni coinvolti nella malattia di Alzheimer: uno di essi è stato iniettato in un uovo fecondato di topo per far nascere un topo transgenico che, sviluppando la malattia, sia cavia per la ricerca.
1999 Studiosi della Cornell University di New York hanno l’obiettivo di stimolare alcune cellule del cuore di cardiopatici a produrre sostanze (fattori di crescita vascolare) che favoriscano la formazione di nuovi vasi sanguigni.
1999 Metodologie attuali per il trasferimento di frammenti di DNA nella cellula: vettori animali quali retrovirus resi innocui mediante eliminazione degli oncogeni; induzione chimica della fagocitosi del DNA; microinoculazione diretta.
1999 Terapia Germinale (pre-embrione “ingegnerizzato”): inserimento nell’ovulo fecondato in provetta di un “interruttore genetico” capace di eliminare le cellule malate, qualora la malattia dovesse manifestarsi.
2000 Una équipe dell'Ospedale S.Raffaele di Milano individua anticorpi al recettore CCR5 che aggancia HIV alla cellula da infettare: è la base di un futuro vaccino?
2000 In USA ricercatori della Duke University rilevano livelli molto elevati di CD8 nel sangue di pazienti sieropositivi, ma senza i sintomi della malattia, a differenza dei bassi livelli rilevati in persone che sviluppano subito la malattia. Suscitare tempestivamente la reazione immunitaria basata su queste cellule "killer" che fanno parte del nostro sistema genetico, potrebbe essere uno dei capisaldi del futuro vaccino. 2000 in Virginia manipolando il DNA di una cellula adulta di maiale nascono 5 maiali femmina i cui organi sono compatibili, tranne per un gene, all'organismo umano. E' prossimo il tentativo di clonare, per fini riproduttivi, una coppia di maiali "knock out" (cioè svuotati del loro patrimonio genetico non umano) per ottenere organi da trapianto compatibili e cellule utili alla cura di alcune malattie.
2000 Nell'Oregon nasce Tetra, la prima scimmia clonata.
2000 A New York è stato individuato e clonato nei topi il Retinoblastoma 2 (Rb2), un gene capace di contrastare la moltiplicazione delle cellule tumorali. 2000 I membri di un'équipe di ricercatori della Chiron Vaccines di Siena, dell'Institutes for Genomics Research (Tigr) di Rockville nel Maryland e dell'università di Oxford definiscono la mappa genetica del batterio Neisseria meningitidis, per identificare la sua proteina, nuovi antigeni e il relativo vaccino.
2000 In Italia, dopo essere stato approvato alla Camera, è all'esame del Senato un testo che vieta l'applicazione della fecondazione eterologa. Per altro, una sentenza della Cassazione ha negato il disconoscimento di paternità richiesto dal "padre sociale" di un bambino già nato da fecondazione eterologa.
2000 In Gran Bretagna il Ministero della Sanità sta proponendo al Governo l'istituzione di un Registro speciale delle nascite per i "figli della provetta". Le motivazioni addotte riguardano: la consistenza statistica del fenomeno nel paese (dal 1991 ad oggi 10.000 nascite per fecondazione eterologa, di cui più di 1.300 solo nello scorso anno); la possibilità di scoprire malattie e predisposizioni genetiche; l'evitamento dell'eventuale rischio di accoppiarsi con un proprio fratello, figlio dello stesso padre biologico. Per contro diverse obiezioni nascono dal possibile crollo delle donazioni di sperma, non più anonime, con tutte le eventuali conseguenze giuridiche legate a un possibile riconoscimento della paternità.
2000 In Gran Bretagna il Governo Blair è pronto a dire di sì alla clonazione umana a scopo terapeutico. Ciò dopo che una Commissione di esperti, presieduta dal Chief Medical Officer L.Donaldson, ha stabilito che i benefici attesi (es. produzione in laboratorio di organismi di ricambio per trapianti senza rigetto) sopravanza per importanza i problemi morali che la tecnica solleva. L'idea alla base è raccogliere le cellule staminali che fanno al caso e coltivarle fino a produrre il tessuto desiderato. Gli embrioni usati come fonte di cellule totipotenti sarebbero quelli soprannumerari venuti a prodursi con la fecondazione in vitro e andrebbero distrutti subito dopo il prelievo delle cellule necessarie. Rifare in vitro l'organo completo (ad esempio fegato o rene) sembra, per ora, fuori dalla portata dei bioarchitetti, ma sono allo studio polimeri capaci di formarne la matrice prima di venire riassorbiti lasciando intatta la struttura dell'organo stesso.
2000 A Washington una società privata, la Celera Genomics Inc., realizza il completamento del genoma di un moscerino, la Drosophila melanogaster”.
2000 Ricercatori dell'istituo del genoma di Walnut Creek in California completano il sequenziamento del 90% di tre cromosomi umani: il 15, il 16 e il 19 (con esclusione di alcuni tratti di DNA, peraltro poveri di informazioni). 2000 Viene completato il sequenziamento del cromosoma 21: gli scienziati coinvolti appartengono a sei Paesi (Giappone, Germania, Svizzera, Francia, Stati Uniti e Inghilterra).
2000 La stessa Celera Genomics annuncia di aver realizzato (?) il sequenziamento completo del DNA di un essere umano, utilizzando, peraltro, il criticato approccio "shotgun", cioè casuale. Tale approccio, basato sulle straordinarie capacità di calcolo dei 300 computer utilizzati (che arrivano a sequenziare cinquanta milioni di basi al giorno) non risolve, peraltro, il problema delle sequenze ripetute, con io rischio che vengano messi insieme pezzi incongruenti. Prossimi traguardi da raggiungere …: completare il sequenziamento di un singolo genoma umano; annotare un cromosoma umano intero; annotare l'intero Genoma umano; sequenziare e annotare il genoma di persone diverse per sesso e provenienza etnica …



