Fecondazione assistita embrioni in aereo negli Usa

Congelati nel 1995 sono stati ritirati nel 2000

Maternita surrogataROMA - Sono stati "concepiti" in Italia, nel lontano 1995. Ora sono due gemelli, un maschio e una femmina, che probabilmente avranno la cittadinanza americana. Sono nati negli Stati Uniti, pur essendo figli di genitori italiani, che hanno messo, di loro, gli ovuli lei e gli spermatozoi lui. Mancava l'utero, ma complici la fecondazione artificiale, l'aereo e la pratica di ricorrere a un utero "in affitto", quello della donna americana che li ha partoriti, i due gemelli, nati a gennaio, sono arrivati in Italia in questi giorni. In aereo. Come in aereo erano partiti gli embrioni, congelati e racchiusi in un contenitore a 200 gradi sotto zero.

La storia che l'onorevole dei Ds Livia Turco non ha esitato a definire "una cosa abominevole" inizia nel 1995, nel centro romano del professor Pasquale Bilotta, l'Alma Res. Al ginecologo, esperto di fecondazione assistita che già in passato ha aiutato svariati genitori a procreare, si rivolgono i genitori dei due gemelli. La donna ha subito l'asportazione dell'utero a causa di un carcinoma, ma non le sono state tolte le ovaie rimaste attive.

"Nonostante la grave patologia, un carcinoma microinvasivo del collo uterino - racconta oggi il professor Bilotta - l'intervento chirurgico, conservativo delle ovaie, eseguito nel 1993, ha permesso a questa donna di essere sottoposta a una fecondazione assistita con prelievo dei propri ovociti". Anche l'uomo aveva le sue difficoltà: soffriva di una grave oligoastenospermia (scarsissimo numero e motilità di spermatozoi). Ma il professor Bilotta non si è scoraggiato e ha proceduto con una fecondazione assistita, che ha avuto esito positivo. "I cinque embrioni, ottenuti nel '95 - spiega Bilotta - sono stati congelati e conservati nel mio centro, e restituiti su richiesta della coppia nel 2000". Quando, evidentemente, la coppia ha deciso di ricorrere alla pratica dell'"utero in affitto".

I due hanno ritirato gli embrioni dal centro Alma Res e li hanno spediti tramite corriere negli Usa, dove in alcuni Stati non solo è giuridicamente lecita la nascita da madre surrogata, ma esistono agenzie specializzate che selezionano le donne "candidate", seguono gli aspetti sanitari, provvedono a fornire certificati di nascita con il nome dei genitori biologici, oltre alla registrazione della cittadinanza statunitense. Un'operazione che alla coppia italiana è costata 25 mila dollari. In Italia non sarebbe stato possibile.

Manca una legge ad hoc. "Una legge che metta ordine", dichiara l'onorevole Livia Turco. Una legge da pensare tutti insieme - aggiunge - con pacatezza, spirito di ricerca e di confronto, e non con l'ascia in mano, l'uno contro l'altro armati". Ma, occorre anche una riflessione. "Che si debba ridurre la nascita di un figlio al 'Postalmarket' - si indigna Livia Turco - è un vero degrado, che suscita sdegno e ci obbliga a combattere tutti insieme per cercare una soluzione".

Per l'ex presidente della commissione Affari sociali della Camera, Marida Bolognesi, "ci troviamo di fronte a un nuovo risvolto della globalizzazione - e credo che per affrontarlo non sia sufficiente una legge nazionale, benché necessaria". E necessario invece "un dialogo 'global' sull'etica della scienza per regolare, con una legge prima europea e poi 'transcontinentale', le maggiori applicazioni della ricerca sull'uomo: fecondazione assistita e utero in affitto, ma anche clonazione, sperimentazione clinica dei farmaci e disponibilità dei medicinali nei Paesi poveri". Ma Bolognesi fa una premessa: "Notizie come queste sono da prendere con le molle perché spesso alcuni specialisti hanno strumentalizzato casi singoli a loro piacimento".

(25 gennaio 2002)